Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro Franceschini che adegua le quote per l'equo compenso nella copia privata.
È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto del ministro dei Beni e delle Attività culturali, Dario Franceschini, che adegua le quote per l'equo compenso nella copia privata. E per i consumatori si prospetta una vera e propria stangata: non proprio ciò che serve all'economia italiana piegata da anni di domanda interna negativa. Il risultato infatti è che attraverso una tassa occulta si pagheranno fino a 5,2 euro in più per acquistare uno smartphone, 4 euro per un televisore, fino a 9 euro su chiavette Usb e fino a 32,20 euro per ogni computer e hard disk.
L'equo compenso è dovuto ai detentori di diritto d'autore e si applica su dispositivi contenenti una memoria. Il decreto è un intervento che aggiorna le quote per la cosiddetta "copia privata", ovvero gli importi che secondo una legge del 2003, derivata da una direttiva Ue, devono essere applicati, a spese dei fabbricanti e degli importatori, alle memorie di massa. E cioè oggi in particolare smartphone, tablet e computer, ma anche chiavette usb e dvd. Il testo prevede quindi che queste quote, più alte in altri Paesi rispetto al nostro, salgano quindi anche in Italia. Passando - per il prossimo triennio - dagli 0,90 euro per gli smartphone agli 1,90 euro per i tablet, fissati nel 2009, a tariffe modulari che vanno da un minimo di 3 euro per dispositivi fino ad 8 Gb di potenza, a un massimo di 4,80 euro oltre i 32 Gb, 5,20 per i computer. Una misura che non va giù ai consumatori, che temono rincari mentre è accolto con favore da Siae, Confindustria Cultura e Audiocoop, con musicisti, autori ed esponenti della cultura.
«L'ennesima stangatina del governo, dopo l'aumento delle aliquote fiscali dal 20 al 26% sul risparmio, sta per abbattersi sui consumatori finali», scrivono in una nota congiunta Elio Lannutti, presidente di Adusbef e Rosario Trefiletti, presidente di Federconsumatori a proposito del cosiddetto "equo compenso". Una misura che, secondo i consumatori, andrebbe ad alimentare «il carrozzone Siae». Sull'elettronica di consumo graverà un gettito di circa 160 milioni di euro nel 2014, - spiegano - che andranno ad alimentare le casse Siae ed un aggravio del 150% rispetto al 2013, oneri che ricadranno sui consumatori finali già vessati da prezzi e tariffe tra i più elevati dei Paesi Ue, su servizi bancari, assicurativi, petroliferi». Adusbef e Federconsumatori continuano a denunciare «uno stillicidio infinito di rincari, che intacca il potere di acquisto delle famiglie ed impedisce l'auspicata ripresa dei consumi, ancora al palo per il gioco di prestigio del governo Renzi, che con una mano eroga 80 euro ad alcuni (ma non a tutti), con l'altra si riprende con gli interessi la sbandierata elargizione che riguarda la generalità delle esangui famiglie italiane».

Nessun commento:
Posta un commento